Che cosa contiene davvero la bomboletta al peperoncino?

Lo spray al peperoncino è sempre più diffuso al giorno d’oggi per via delle continue minacce che siamo costretti a subire e delle possibili aggressioni che ci attendono una volta aperta la porta di casa. Bisogna realizzare che il nostro Paese sta cambiando e non è più formato da strade sicure come un tempo ed occorre agire di conseguenza, servendosi dell’uso di una bomboletta al peperoncino. Ma, quando ne avete acquistata una, vi siete chiesti cosa contenesse veramente? Cos’è che causa quei temibili effetti negli avversari?

Capsaicina: cos’è e come viene ottenuta?

Lo spray antiaggressione può essere venduto in diversi tipi di negozio: dai supermercati, alle farmacie, fino alle armerie. Se ne possono trovare di diversi tipi anche online, quindi, ormai, è diventato semplicissimo procurarsene uno. Tra le regole stabilite per la vendita, ci deve essere la dichiarazione degli ingredienti sulla bomboletta al peperoncino. Tra questi, il principale, quello che costituisce lo spray in sé, così come i suoi effetti, è l’Oleoresin Capsicum o Capsaicina.

Questa sostanza fa parte dei frutti delle piante Capsicum, una sottocategoria delle piante del peperoncino. Per ottenere l’estratto di Capsaicina bisogna macinare i frutti ed estrarlo con un solvente (di solito etanolo), ottenendo, tramite evaporazione dello stesso, la resina. Infine, vengono aggiunte altre sostanze al prodotto che sarà contenuto nella bomboletta al peperoncino e, di solito, si tratta di semplice acqua o di glicole propilenico, che si tratta, appunto, di un liquido dagli effetti acquosi. Per ultima cosa, il tutto viene pressurizzato, in modo da ottenere lo spray finale.

Norme da rispettare per l’uso della bomboletta al peperoncino

Abbiamo visto quali sono gli ingredienti che servono a ottenere un perfetto spray al peperoncino, esistono, però, alcuni dettagli indispensabili per renderlo legale. Questo strumento è stato legalizzato ufficialmente in Italia solo da pochi anni e, per essere messo in vendita e poter essere utilizzato regolarmente, deve dimostrare di rispettare alcune norme imposte dalla legge.

Innanzitutto, bisogna porre una particolare attenzione alla percentuale degli ingredienti presenti nello spray. In particolar modo, l’Oleoresin Capsicum deve essere contenuto per un massimo del 10% nella miscela e la Capsaicina non deve superare il 2,5%. Inoltre, il contenuto della miscela può raggiungere un massimo di 20 ml. Oltre alla tipologia di ingredienti, risulta, quindi, indispensabile accertarsi della loro percentuale contenuta nella bomboletta al peperoncino, la quale, se superasse un certo limite, diventerebbe illegale e, anche nel caso in cui foste dalla parte della ragione, potreste essere comunque chiamati in causa per aver usato un prodotto contro la legge.

Effetti provocati dall’Oleoresin Capsicum

Questa particolare sostanza, che è l’Oleoresin Capsicum, dà origine a tutti gli effetti irritanti causati dallo spray antiaggressione. Tra questi vediamo un intenso bruciore a occhi e bocca nel malcapitato, che resterà cieco (non potendo aprire gli occhi) per qualche minuto. Inoltre, se ingerito, lo spray al peperoncino può causare dei forti problemi respiratori, che, se coinvolgono persone anziane o bambini, possono rischiare l’insorgere di conseguenze gravi. Questo è uno dei motivi per cui bisogna sempre usare la bomboletta al peperoncino con una certa responsabilità e assicurarsi di non star danneggiando nessuno senza un valido motivo.

Che cos’è il Krav Maga, la tecnica di combattimento per l’autodifesa più diffusa al mondo

Il Krav Maga è una tecnica di combattimento (quindi non un’arte marziale) che sta trovando sempre più diffusione anche in Paesi come il nostro, ben lontano da quello di origine, venendo insegnato in diverse scuole. Esso è molto praticato dalle forze armate e dalla polizia, grazie alla sua capacità di fronteggiare ogni tipo di nemico, che sia o meno armato.

L’origine e le caratteristiche del Krav Maga

Il Krav Maga ha origine in Israele nel ‘900 circa, presso il popolo ebraico che si doveva preparare ad apprendere un sistema di lotta che poteva essere usato in campo militare. Questo stile di combattimento aveva il vantaggio di essere imparato velocemente, come richiesto dal Governo stesso, il quale necessitava che le proprie truppe si trovassero preparate a fronteggiare un nemico nel più breve tempo possibile. Fu l’ufficiale dell’esercito israeliano Imi Lichtenfeld a dare origine a questa tecnica di combattimento, grazie anche alle sue esperienze da ginnasta, pugile e al passato in cui era stato costretto a lottare contro l’invasione nazista.

Questo stile risulta molto semplice e rapido, nonché efficace, da apprendere, per questo motivo è, anche oggi, uno dei più utilizzati al mondo. Il Krav Maga si basa sulla rapidità dei movimenti, grazie ai quali l’avversario deve essere neutralizzato il prima possibile, senza mai permettergli di contrattaccare. Questa è la principale differenza rispetto alle arti marziali, secondo cui è prevista una crescita personale, facendo un lavoro spirituale oltre che fisico. Per il Krav Maga l’importante è ottenere la vittoria nel più breve tempo possibile, puntando alla morte dell’avversario.

Lo scopo e le tecniche del Krav Maga e perché è utile all’autodifesa

Si tratta, quindi, di una pratica violenta e, per questo motivo, deve essere insegnata da istruttori capaci e che siano in grado di far capire ai propri allievi che questa tecnica di combattimento non deve essere utilizzata come metodo di offesa, ma, al contrario, bisogna servirsene solo quando la situazione lo richiede veramente, quindi in casi estremi, come violenze, stupri e per legittima difesa. Se questa lotta venisse usata per ferire qualcuno senza motivo si rischierebbe di incorrere in pene severe, soprattutto nel Paese di origine.

A causa del suo fine bellico, il Krav Maga non può essere praticato come sport, come capita invece con la maggior parte delle arti marziali. Esso, mirando alla distruzione dell’avversario, usa delle tecniche considerate vietate da tutti gli sport, colpendo i punti deboli, e quindi vitali, dell’altro. Questi sono rappresentati da occhi, genitali, gola… e sono intoccabili per qualunque altro stile di lotta.

Questo è uno dei motivi per cui il Krav Maga è considerata una delle migliori tecniche di autodifesa ad oggi. Pur non essendo adatta ad essere praticata come sport, si rende estremamente utile nel caso di aggressioni, potendosi difendere senza problemi e con estrema rapidità, avendo la certezza di neutralizzare l’avversario in poche mosse. Inoltre, questo tipo di lotta insegna a difendersi anche da avversari armati di coltello o armi da fuoco, cosa che non viene insegnata dalla maggior parte degli sport. Questi sono i motivi che lo rendono uno dei metodi più scelti per l’autodifesa.

Le 10 arti marziali migliori per l’autodifesa

Se avete deciso di iniziare a praticare un’arte marziale a scopo di difesa personale, sicuramente vi starete chiedendo quale sia la migliore tecnica in grado di insegnarvi realmente a difendervi in caso di attacchi. Esistono molte arti marziali finalizzate a questo scopo e usate anche dalle forze dell’ordine in alcuni Paesi, ma ne esistono altrettante che potrebbero portarvi fuori strada. Vediamo quali sono le 10 arti marziali migliori per l’autodifesa.

1.      Krav Maga

Il Krav Maga è una delle arti marziali – anche se, in realtà, si tratta più di una disciplina militare – più famose e diffuse negli ultimi tempi ed è una delle migliori soluzioni per imparare a difendersi da un avversario. Essa si basa sulla prevenzione e sui riflessi e, in caso di attacco, permette di utilizzare qualunque mezzo per averla vinta sull’avversario. È molto diffusa tra le forze dell’ordine.

2.      Wing Chun

Il Wing Chun è una sottocategoria del Kung Fu, di origine cinese e sviluppata, per la prima volta in assoluto, da una donna. Promette a chiunque di imparare a difendersi, che si tratti di persone magre, grasse, basse, alte e di qualunque età. Si basa su una linea retta, che conduce alle parti più vulnerabili da colpire (naso, bocca, gola, testicoli, vescica…).

3.      Jujitsu

Il Jujitsu è un tipo di lotta di origine giapponese, che, ormai, conta moltissimi anni dalla sua comparsa. È stato creato proprio per difendersi nel caso in cui un guerriero perdesse la propria arma e si basa su atterramenti, lotta sia in piedi che a terra e tecniche che vanno a colpire i nervi.

4.      Jiu Jitsu

Il Jiu Jitsu (da non confondere con il Jujitsu) è l’arte marziale brasiliana più utilizzata tra le forze dell’ordine del mondo e utilizza strangolamenti e leve articolari. Si basa sul controllo dell’avversario da una posizione in cui lui non può reagire e può essere usata da chiunque, comprese persone di una taglia ridotta.

5.      Judo

Il Judo è un’arte marziale giapponese, che nasce moltissimi anni fa e ha come scopo quello della lotta e della difesa personale, sfruttando la forza dell’avversario per ottenere la vittoria. Questa tecnica implica il minimo sforzo ed è incentrata su una crescita personale.

6.      Karate

Il Karate è, in assoluto, una delle arti marziali più conosciute al mondo. Di origine giapponese, viene insegnata a scopo di difesa personale a mani nude e, come la maggior parte delle arti marziali, comprende un lavoro psicologico.

7.      Kick Boxing

Un’altra arte marziale di origine giapponese, ma, ormai, diffusasi anche in occidente, che vede l’utilizzo di calci e pugni, combinando queste tecniche con il classico pugilato inglese.

8.      Kung Fu

Il Kung Fu è l’insieme di tutte le arti marziali cinesi e prevede una grande pratica per raggiungere i risultati. In particolare, viene descritto come una scala, da salire gradino per gradino, apprendendo le diverse tecniche sia spiritualmente che corporalmente.

9.      Muay Thai

La Muay Thai o Thai Boxe prevede l’uso di otto arti per colpire l’avversario in una tecnica che si basa sulla boxe.

10. Taekwondo

Ha origine in Corea ed è una delle arti marziali più praticate al mondo, basandosi sui calci e combinando la meditazione alla tecnica.

7 segnali che il tuo corso di autodifesa è inutile

Quando si decide di iscriversi a un corso di autodifesa, spesso, non si hanno abbastanza informazioni a riguardo e si inizia a frequentare il primo che ci è capitato sotto gli occhi. Il problema è che non tutti i corsi di autodifesa sono realmente utili al fine di imparare a difendersi e, molti di questi, risultano delle vere e proprie truffe. Per riuscire a smascherarle in tempo, bisogna informarsi e mettere a confronto le diverse proposte, per cercare di capire quali risultano più surreali e lontane da quello che realmente è l’autodifesa. Per individuare più facilmente le truffe, potete basarvi su 7 segnali.

1.      L’istruttore ti insegna a colpire solo con la mano aperta

Uno degli errori in cui potreste imbattervi in un corso di autodifesa è uno scorretto insegnamento sull’attacco dell’avversario. Se incontrate un coach che vuole insegnarvi esclusivamente a colpire con la mano aperta, escludendo in tutti i modi l’uso dei pugni, allora potete stare certi che avete sbagliato corso. Va bene usare queste tecniche all’inizio, ma, se la situazione si complica, è meglio agire di conseguenza.

2.      Esci dalle lezioni uguale a quando sei entrato

Uscire da una lezione di un corso di autodifesa bello fresco e pimpante non è di certo un buon segno. Il motivo è semplice: se non siete stanchi significa che non avete fatto nessuna pratica, il che è la cosa più sbagliata che si possa fare.

3.      Passate la maggior parte delle ore del corso di autodifesa a parlare

Ricollegandosi alla frase di sopra, la pratica dovrebbe essere protagonista in un corso di autodifesa. Non si può pretendere di imparare a combattere solo con la teoria e se nel corso in cui vi siete iscritti passate più del 50% della lezione a parlare, allora significa che quando uscirete di lì non avrete appreso nulla sull’autodifesa e potreste essere aggrediti da chiunque senza sapere come reagire.

4.      L’insegnante critica sport e arti marziali

Lo sport e, soprattutto, le arti marziali sono i metodi più praticati per imparare uno stile di combattimento e se il vostro istruttore li critica, allora significa che non è a conoscenza delle loro potenzialità.

5.      L’istruttore non ha mai avuto esperienze di combattimento sul campo

Se l’istruttore si limita a parlare, senza aver mai messo in pratica i suoi stessi insegnamenti, come potete pretendere di imparare qualcosa da lui? Aver avuto delle esperienze, soprattutto nella vita di un coach che pretende di insegnare l’autodifesa, è fondamentale.

6.      Viene insegnato solo a colpire gli occhi dell’avversario

Questa è sicuramente la prima tecnica scorretta ad essere insegnata in un corso di autodifesa. Il problema è che infilare le dita negli occhi di qualcuno potrebbe causarne la cecità e siete pronti a incorrere in cause legali se mai dovesse accadere?

7.      Il corso di autodifesa ti insegna solo la sicurezza personale e non la vera difesa

È importante fare una distinzione tra sicurezza personale e difesa personale. La prima è più teorica e si basa soprattutto sulla prevenzione, mentre la seconda prevede la messa in pratica degli insegnamenti, apprendendo le vere tecniche di difesa. Imparando la sicurezza personale non sarete in grado di difendervi da una reale aggressione.

 

 

Vale davvero la pena di iscriversi a un corso di autodifesa?

Con il livello di criminalità sempre più in incremento, stanno aumentando le iscrizioni a corsi di autodifesa, grazie ai quali le persone cercano di apprendere le migliori tecniche per difendersi in caso di attacchi da parte di malintenzionati. Ne esistono di molti tipi differenti ed è necessario cercare di capire qual è il corso di autodifesa più adatto alle nostre esigenze e che può, realmente, fornirci delle basi per reagire a eventuali aggressioni.

Scegliere il giusto corso di autodifesa ed evitare quelli che promettono troppo

Un corso di autodifesa, di per sé, può essere utile per istruirci nel modo adeguato e insegnarci le migliori tecniche di difesa per far fronte ad aggressioni e altri casi in cui necessitiamo di difenderci. Il problema è che, soprattutto in questo periodo, si stanno diffondendo fin troppi corsi che promettono di insegnare anche ai meno esperti e a chi non si è mai approcciato al mondo dell’autodifesa di imparare, in poche mosse, delle tecniche efficaci. Bisogna, di conseguenza, riuscire a distinguere le diverse proposte e cercare di capire se risultano credibili oppure no, per evitare di sprecare tempo e denaro.

Bisogna prestare attenzione soprattutto a quei corsi che promettono di apprendere le tecniche di autodifesa in poche ore. È indispensabile avere ben chiaro che nessun metodo di difesa può essere insegnato, né tantomeno imparato, in un lasso di tempo così breve. Molte volte, occorrono anni di pratica per apprendere le corrette tecniche di autodifesa ed essere in grado di far fronte a qualunque pericolo. Ovviamente, esistono dei corsi più brevi e altrettanto efficaci. L’importante è riuscire a smascherare gli imbroglioni, che, di solito, si riuniscono in una categoria che promette cose impossibile, non è, quindi, difficile riconoscerli e, di conseguenza, evitarli.

La difesa si impara solo con la pratica

Perché valga davvero la pena iscriversi a un corso di autodifesa è necessario saper riconoscere quelli che offrono una reale istruzione, compresa di pratica. Perché è impossibile imparare certe tecniche solo con la teoria, mentre risulta indispensabile fare della pratica costante sul campo, quindi ipotizzando delle reali situazioni di pericolo, per apprendere veramente il metodo corretto della difesa personale. Inoltre, la pratica serve a dare maggiore sicurezza e, senza di questa, pur avendo studiato e conoscendo alla perfezione la teoria, vi ritrovereste, comunque, impreparati a reagire di fronte a un aggressore, perché sareste colpiti dal panico, con la difficoltà di pratica gli insegnamenti appresi.

Un corso di autodifesa per imparare a gestire le proprie emozioni

Un buon corso di autodifesa insegna non solo le corrette tecniche da utilizzare, ma ti prepara anche psicologicamente ad affrontare una situazione così stressante. Infatti, il fattore psicologico è la prima cosa che bisogna imparare a controllare se si vuole averla vinta su un avversario, evitando di farsi intimorire da quest’ultimo. Sapere di avere la situazione sotto controllo e avere fiducia nelle proprie capacità è importante durante uno scontro.

In conclusione, è assolutamente consigliato iscriversi a un corso di autodifesa, perché è in grado di insegnarti delle tecniche dal vivo, oltre al controllo delle emozioni. Si tratta di un’esperienza unica, che, però, deve essere vissuta nel modo giusto e, quindi, facendo attenzione al tipo di corso che si sceglie di frequentare.

L’errore più comune nell’autodifesa femminile

Come già sappiamo, in Italia è presente un alto livello di criminalità che va ad aumentare di anno in anno. Di conseguenza, soprattutto noi donne, siamo costrette ad escogitare dei modi per difenderci da eventuali aggressori che potrebbero presentarsi quando meno ce lo aspettiamo. A volte, però, è facile commettere degli errori e trovarsi impreparate a reagire a un’aggressione e, magari, non accorgendoci nemmeno di essere pedinate. Nell’autodifesa femminile è, quindi, importante rimanere sempre in allerta e prestare attenzione a quello che succede intorno a noi. Se ci capita di essere distratte, anche solo per un momento, potrebbe rappresentare un reale pericolo, in cui i criminali approfitterebbero della nostra distrazione per fare la prima mossa.

I luoghi e gli orari in cui è meglio non andare in giro da sole

Gli errori che si commettono più facilmente nell’autodifesa femminile avvengono, di solito, al parco, magari mentre stiamo facendo un po’ di esercizio, correndo o facendo una semplice passeggiata. Partiamo dal presupposto che sarebbe sempre meglio recarsi al parco con qualche amico/a e mai da sole. Quindi, per evitare ogni problema e giocare d’anticipo, perché non organizzate degli allenamenti di gruppo? In questo modo, non solo vi sentirete più protette, ma sarà anche più divertente praticare i vostri esercizi.

Passando oltre, c’è da dire che i parchi sono sempre stati dei luoghi considerati pericolosi. Questo è dovuto al fatto che molti di questi sono isolati e, quando solo molto grandi, è facile ritrovarsi da soli e senza nessuna persona o locale a cui chiedere aiuto in caso di pericolo. Inoltre, tutto dipende molto dalle ore in cui ci si reca. Sarebbe meglio frequentare un parco la mattina o nel primo pomeriggio, evitando le ore notturne.

Ascoltare musica può essere pericoloso nell’autodifesa femminile

Molto spesso, quando si decide di fare un po’ di jogging o running nel parco e ci si ritrova da sole, si ascolta un po’ di musica per passare il tempo e rendere l’allenamento più piacevole. Questo è, in assoluto, il maggior problema nell’autodifesa femminile, perché, in questo modo, annullate ogni suono che vi circonda, concentrandovi esclusivamente su quello che proviene dalle cuffie. Non c’è nulla di più pericoloso, soprattutto quando vi trovate da sole e in luoghi isolati, nei quali si rende necessario prestare assoluta attenzione ai cambiamenti che possono avvenire intorno a voi.

Tenendo le cuffie nelle orecchie, vi sarà difficile sentire dei rumori esterni e individuare un possibile aggressore che si sta avvicinando a voi. Loro possono, così, giocare sul fattore sorpresa, atterrandovi ancora prima che ve ne possiate accorgere. È, quindi, consigliato, se proprio volete ascoltare della musica mentre correte o anche mentre camminate per strada, senza che sia per forza in un parco, tenere solo una cuffia nell’orecchio, in modo da lasciarne uno dei due scoperto che vi permetta di avvertire rumori sospetti e avere una visione più chiara di quello che vi accade intorno. Oppure, potete portarvi dietro una radiolina e, se vi trovate da sole, ascoltarla senza disturbare altre persone.

La vista da sola non basta per far fronte a un pericolo e, spesso, potrebbe sfuggirci qualche dettaglio importante. Se un criminale si nasconde dietro di noi è impossibile vederlo ed è a questo punto che bisogna sfruttare tutti e cinque i sensi per individuarlo e non farci cogliere impreparate.

Come parlare ai bambini dell’autodifesa senza spaventarli

Affrontare argomenti come l’autodifesa, e quindi la violenza e gli abusi, è già molto difficile per gli adulti, ma come fare nel caso in cui si rendesse necessario parlare di certe cose, che spaventerebbero chiunque, a dei bambini? Qual è il giusto metodo di approccio che dobbiamo affrontare per tirare in ballo un argomento così delicato e parlare ai bambini dell’autodifesa senza spaventarli?

Come affrontare il tema della violenza in modo diretto

Anche se può risultare difficile, è importante, al giorno d’oggi, informare i nostri figli sul mondo che li circonda, che non è fatto solo di arcobaleni e unicorni, ma anche, e soprattutto, da cose spaventose, come guerre, violenze e abusi, anche su minori. Per questo motivo si rende necessario mettere in guarda i vostri figli, evitando che anche loro possano diventare le prossime vittime di uomini senza scrupoli, che non hanno pietà neanche per dei bambini innocenti. Ovviamente, in tutto questo, bisogna riuscire a parlare ai bambini dell’autodifesa, e quindi della violenza, senza spaventarli, trovando le parole giuste per approcciarsi all’argomento.

Le favole sono sempre state molto utili per mettere in guardia i bambini e, tra queste, ricordiamo la storia di Cappuccetto Rosso e dell’Uomo nero. Il problema è che, quasi tutte le fiabe che conosciamo, mettono in allerta solo sul non parlare con gli sconosciuti ed è anche la stessa raccomandazione che danno più frequentemente i genitori ai propri figli. Non c’è nulla di male in questo, se non fosse che la maggior parte degli abusi avviene all’interno di un nucleo familiare o, comunque, da parte di persone che si conoscono.

È, quindi, importante dire in modo chiaro ai bambini che il male può nascondersi ovunque ed è altrettanto importante essere diretti con loro, perché girare intorno alle parole o nasconderli qualcosa per timore di spaventarli avrà come effetto solo quello di mettere ancora più a rischio la loro incolumità.

Parlare ai bambini dell’autodifesa, mettendoli in guardia sui pericoli che li circondano

Dopo aver affrontato questo difficile argomento, risulta assolutamente indispensabile parlare ai bambini dell’autodifesa, spiegando loro che esistono dei modi per combattere questi uomini cattivi e che vanno usati solo contro di loro e mai per fare del male a persone innocenti. Dopo aver fornito ai vostri figli un primo approccio all’autodifesa, potete entrare nei dettagli e, se siete degli esperti, insegnare loro qualche tecnica adatta alla giovane età.

L’ideale potrebbe essere di iscriverli a un corso di autodifesa, come le arti marziali. Ovviamente, parlatene con loro per capire se potrebbero essere interessati, spiegando che in questo modo diventeranno più forti e saranno capaci di contrastare chiunque cerchi di far loro del male. Bisogna sempre essere sinceri con i propri figli, perché nascondere loro le cose non servirà a nulla, ma li farà crescere inconsapevoli dei reali pericoli che li circondano. L’importante è non esagerare coi toni e parlare della situazione in maniera assolutamente naturale e tranquilla. Se vi vedranno agitati, i bambini assumeranno il vostro stesso atteggiamento, essendo voi genitori il loro modello di esempio.

Ricordate che parlare ai bambini dell’autodifesa è il primo passo per permettere alle nuove generazioni di difendersi e, di conseguenza, ridurre anche il livello di criminalità.

Sportello ATM: i consigli top per la tua sicurezza

Da quando sono stati inventati gli sportelli ATM, per fare dei prelievi di contanti col bancomat, una parte della nostra vita è diventata più semplice da gestire e, in pochi passi possiamo ottenere i nostri soldi in modo rapido e sicuro. Ma sicuro quanto? Purtroppo, al giorno d’oggi, è diventato rischioso anche prelevare, poiché esiste sempre la possibilità che qualcuno tenti di rubarci le informazioni sul nostro codice, entrando in possesso dei soldi sul nostro conto corrente. Esistono, di conseguenza, dei modi per verificare la totale sicurezza di uno sportello ATM. Vediamoli insieme.

Assicuratevi di essere soli prima di compiere un’operazione

Partiamo dai consigli più banali e che, almeno in teoria, dovrebbero essere sottintesi per tutti. Nel caso in cui dobbiate prelevare, se c’è coda dietro di voi o notate la presenza di una persona sospetta che si aggira nei pressi della banca, ponete attenzione quando inserite il pin, coprendo la digitazione con la mano. Questa è una regola basilare, che dovrebbe essere applicata in tutte le occasioni in cui vi capita di utilizzare il bancomat, quindi non solo allo sportello ATM.

Cercate tracce di cambiamenti nello sportello ATM

Il problema è che sono diffusi dei metodi loschi per entrare in possesso del codice di sicurezza del bancomat, senza che il proprietario se ne renda conto o possa sospettare qualcosa. Si tratta di modi che possono venire messi in pratica da dei professionisti o, talvolta, da persone qualunque. Questi vanno a modificare direttamente lo sportello ATM dal suo interno, per questo motivo sarà impossibile notare qualunque cambiamento a occhio nudo.

Il metodo più utilizzato da chi sta cercando di ottenere il codice segreto del vostro bancomat è scansionarlo. Questi delinquenti applicano un dispositivo all’interno della fessura nella quale si inserisce il bancomat, grazie al quale quest’ultimo verrà scansionato, registrandone i dati. Si tratta di una soluzione comune, è quindi necessario verificare sempre e ovunque la presenza di cambiamenti sospetti che possano mettervi in allarme (graffi o residui di colla intorno alla fessura d’inserimento della carta).

Coprite la digitazione del codice con una mano

Il secondo metodo che i ladri di conti corrente sono più comuni usare è quello di inserire delle videocamere all’interno della parte superiore dello sportello ATM. Una maniera semplice e insospettabile per farlo è quello di sostituire direttamente l’intero pannello con uno adattato e fornito di videocamere. In questo modo, risulterà difficile per il cliente accorgersi di qualcosa. Quindi, per evitare che qualcuno tenti di registrarvi mentre digitate il codice pin, vi basterà applicare il metodo di cui abbiamo discusso all’inizio, ovvero quello di coprire la tastiera di digitazione mentre state inserendo il pin. Questa soluzione vi eviterà, nella maggior parte dei casi, grossi problemi, non fa, quindi, mai male applicarla.

Se non riuscite a estrarre il bancomat, bloccate subito il conto

L’ultimo modo che hanno i malintenzionati di rubarvi il codice, o, in questo caso, direttamente l’intero bancomat, è quello di bloccarvelo all’interno dello sportello ATM, cosicché non siate più in grado di tirarlo fuori al termine dell’operazione. Sono soliti farlo il venerdì sera, in vista del week-end durante il quale non è possibile prelevare. In questi casi, chiamate immediatamente la vostra banca e riferite il fatto, in modo da farvi bloccare il conto corrente.

Consigli per la tua sicurezza in vacanza

Quando si va in vacanza all’estero, dove non si conoscono bene la lingua e la cultura del popolo, spesso ci si ritrova in situazioni difficili e, se nella maggior parte dei casi si risolvono in brutte figuracce, altre volte c’è la possibilità di rischiare la vita per qualche errore commesso. Prima di partire per un viaggio, occorre, quindi, raccogliere qualche informazione sul luogo che si andrà a visitare e imparare qualche trucco sulla sicurezza in vacanza, per evitare che questa si trasformi in un’esperienza traumatica.

Informarsi sul Paese e sulle sue tradizioni

Prima di tutto, quando si sceglie una meta, a maggior ragione se estera e anche al di fuori dell’Europa – dove, quindi, sarete lontani chilometri da casa vostra –, è consigliabile informarsi con attenzione sul luogo che andrete a visitare e sulla sua cultura. Per esempio, nei Paesi islamici è consigliato utilizzare il velo, in modo da non offendere la loro religione e rischiare anche di essere penalizzati per questo. In particolar modo, esistono delle nazionalità con una tradizione e delle usanze completamente differenti dalle nostre e sulle quali è bene soffermarsi un po’ di più.

Prediligere viaggi in gruppo

Quando decidete di affrontare un viaggio che comporti una lunga lontananza dall’Italia, perché non provate a coinvolgere qualcuno? In questo modo, vi sentirete più al sicuro e non dovrete affrontare le difficoltà tutti da soli. Se proprio siete costretti ad imbarcarvi in solitaria, lasciate il vostro numero di telefono (anche nel caso lo cambiaste per affrontare il viaggio) a più persone possibili, in modo da avere la sicurezza di essere facilmente rintracciabili. Inoltre, fate una chiamata almeno una volta al giorno per avvisare i familiari che state bene. Per avere una maggiore sicurezza in vacanza, ricordatevi di portare con voi tutti i documenti e informare, inoltre, i vostri conoscenti sull’itinerario che intendete percorrere.

Evitare di chiedere informazioni agli sconosciuti

Ci sono, poi, alcuni consigli che vengono dati ogni giorno che possono tranquillamente tornare utili anche per la vostra sicurezza in vacanza. Tra questi c’è la classica raccomandazione del non parlare con gli sconosciuti. Nel caso vi capitasse di perdere l’orientamento e aveste bisogno di chiedere informazioni, rivolgetevi, dove possibile, a dei locali pubblici, evitando di dare confidenza agli estranei. Tutto dipende molto dal Paese in cui avete deciso di recarvi, dove ce ne sono di più civilizzati rispetto ad altri. Nel peggiore dei casi, prediligete sempre le famiglie e le donne, evitando di rivolgervi agli uomini.

Sicurezza in vacanza: riconoscere le zone più soggette alla criminalità

Informatevi sul livello di criminalità del Paese e sui possibili vaccini da dover fare prima della partenza. Potrebbero esserci, come accade anche in Italia, delle zone dove la criminalità è maggiormente concentrata, occorre, quindi, imparare a conoscerle prima della partenza, in modo da poterle evitare.

Insomma, fare un viaggio all’estero è sempre una bella esperienza, da fare almeno una volta nella vita. Ciò che può fare la differenza è l’informazione, partendo preparati, dove la sicurezza in vacanza diventa indispensabile. Se ci si sposta in gruppo o direttamente nei viaggi organizzati è più facile muoversi nelle città, potendo appoggiarsi ad altre persone. Diventa, invece, indispensabile armarsi di buona volontà e conoscenze del luogo nel caso in cui vi troviate da soli, ma, se sfruttata al meglio, questa vacanza potrà diventare la più bella esperienza della vostra vita.

Iscrivi i tuoi figli a un corso di autodifesa: ecco come può aiutarli

Ogni anno aumenta sempre di più il livello di criminalità in Italia e, nella maggior parte dei casi, sono le donne e i bambini le principali vittime di aggressioni, dove i criminali si concentrano sulle persone considerate più vulnerabili e, quindi, in grado di essere controllate. È possibile, però, imparare a prevenire e applicare delle corrette tecniche di difesa, in caso di pericolo, iscrivendosi fin da piccoli a un corso di autodifesa. In giro ce ne sono molti in circolazione, ma bisogna stare attenti a scegliere quelli giusti e che siano veramente in grado di insegnare qualcosa sulla difesa personale, che può essere applicata nella vita quotidiana.

Un corso di autodifesa come percorso di crescita personale

Al giorno d’oggi, è importante insegnare ai propri figli, sin dalla tenera età, come difendersi da eventuali aggressori. Siamo abituati a insegnargli a non parlare con gli sconosciuti e non andare in giro da soli, soprattutto a un’ora tarda, ma questo può non sempre bastare. Un malintenzionato potrebbe approfittare della vostra distrazione in qualunque momento o cercare di ingannare sia i genitori che il bambino per ferirlo o rapirlo.

Inoltre, un corso di autodifesa si rivelerà molto utile quando sarà più grande e nel corso della crescita. Questo perché, alcuni di questi corsi, avviano un vero e proprio percorso spirituale, che, se mantenuto costante nel corso degli anni, può rafforzare la personalità del bambino o ragazzo e aumentare la sua sicurezza, lavorando non solo sui lati fisici, ma anche su quelli psicologici. In ogni corso di autodifesa verrà insegnato, principalmente, come difendersi, piuttosto che come attaccare l’avversario, dal momento che lo scopo principale è imparare ad evitare lo scontro fin da subito, servendosi di tecniche di prevenzione contro il rivale.

Grazie a un corso di autodifesa i vostri figli saranno in grado di apprendere le principali tecniche, o anche studiarle in maniera più approfondita, a seconda della durata del corso, che lo aiuteranno a reagire in caso di aggressione. Questo formerà il suo carattere, perché non bisogna mai trascurare l’importanza di una qualunque attività fisica su una persona, a prescindere dall’età.

Scegliere il corso giusto per vostro figlio

Se vi siete, finalmente, decisi a iscrivere vostro figlio a un corso di autodifesa, dovete stare attenti a scegliere quello più adatto ed evitare quelli che possono essere considerati delle fregature. In giro esistono molti corsi, in ogni città, che promettono di insegnare delle tecniche di autodifesa in poche ore. Questo è, però, impossibile, poiché occorrono anni per apprendere in modo corretto una certa disciplina e maniera di difendersi. Si tratta di un lavoro lungo e costante, ma che, alla fine, darà i suoi risultati.

Oltre a corsi generici sull’autodifesa da strada, sono consigliati quelli più specifici, come le arti marziali, dal momento che avranno un maggiore impatto nella vita di vostro figlio, aiutandolo a crescere anche dal punto di vista psicologico. Non tutti i tipi di arti marziali sono adatti per l’autodifesa e tra quelle che vanno più di moda negli ultimi tempi ci sono il Krav Maga e il Wing Chun, particolarmente indicati per la difesa personale.